venerdì 22 febbraio 2013

IO NON VOTO.


Cosa deve fare un cittadino di formazione liberale fiducioso che il Paese sia in grado di dare a tutti l’occasione di esprimere al meglio le proprie capacità, senza creare ostacoli di tipo economico o burocratico, sentendosi titolare di diritti ma anche di doveri,  dove la laicità sia un requisito irrinunciabile e ancora consideri valido il motto cavouriano “Libera Chiesa in libero Stato”?
Qual è l’offerta politica alla vigilia di queste elezioni dopo un ventennio d’incertezze e fallimenti?
 1) Una sinistra litigiosa e pasticciona, incapace di esprimere un programma politico coerente, che ancora non è riuscita a liquidare in maniera definitiva certi residui del suo passato massimalista.
 2) Una destra con venature populiste, guidata da un leader con la sindrome del salvatore della Patria che un giorno promette e l’altro smentisce infilando, come sovrapprezzo, una gaffe dietro l’altra (quando Berlusconi si presentò detti credito alla sua presunta vocazione liberale: credevo di aver votato per l’emulo della signora Thatcher  accorgendomi in seguito che nei fatti avevo scelto il solito politico all'italiana).
3) Aggiungiamo il “tecnico” Mario Monti con il suo tentativo di far rivivere una politica centrista, tanto frequentata durante la Prima Repubblica, con la quale non vince nessuno ma si naviga a vista accordandoci di volta in volta sui vari provvedimenti.
 4) Infine il comico Beppe Grillo che riempie le piazze con raduni spettacolo fatti d’invettive contro tutto e contro tutti, il cui futuro scopo sembra quello di voler paralizzare il  Parlamento con i suoi eletti.  
L'articolo 48 della tanto celebrata Costituzione italiana definisce il  voto  un diritto/dovere: io scelgo il diritto di non votare.

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