giovedì 11 aprile 2013

CRISI TRA POTERI IN ITALIA.

Ad oggi non risulta superata la crisi politica apertasi nei primi anni’90 a seguito dell’azione, portata avanti dalla magistratura, nota come “Mani pulite”.  Se è vero, come è vero, che le democrazie occidentali si basano sulla separazione e all’indipendenza dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario come  già teorizzato da Montesquieu nella sua opera “Lo spirito delle leggi”),  l’Italia  al momento non sembra rispettare queste condizioni.
Già nel 1993 durante l’offensiva di Mani pulite,  il parlamento, colto da una sorte di sindrome di Stoccolma, riformò l’art.68 (immunità parlamentare), creando di fatto un disequilibrio tra potere legislativo e potere giudiziario. Con la Bicamerale (1997/98) si tentò di dar vita ad una riforma costituzionale che favorisse un ritorno ad una normale dialettica tra Poteri, che purtroppo non ebbe esito.
Sono quasi venti anni che assistiamo ad  un braccio di ferro tra governi, soprattutto di centrodestra e magistratura che  diventa di giorno in giorno sempre più aspro (ma anche certi settori del centrosinistra cominciano a rendersi conto che la situazione non è più sostenibile).
Se vogliamo fermare questa deriva pericolosa è urgente e doveroso che vengano proposte delle serie riforme concordate da tutte le forze politiche, che riportino nelle nostre istituzioni regole certe indispensabili per un naturale gioco democratico.

 

martedì 26 marzo 2013

DEMOCRAZIA, COSTITUZIONE,OLIGARCHIE.


 La democrazia, quella classica, è esistita soltanto nell’antica Atene: era una democrazia assembleare dove le cariche pubbliche venivano estratte a sorte tra tutti quelli che ne avevano diritto, cioè tra  i capifamiglia (che erano poche centinaia).
Il funzionamento di una democrazia moderna è per necessità  diverso. La nostra Costituzione assegna al popolo la sovranità: attraverso lo strumento del voto, si eleggono i cosiddetti rappresentanti del popolo che, come recita art. 67, rappresentano solo la Nazione senza vincoli di mandato.
Oltre all’uso del voto, per farsi partecipe del  funzionamento della macchina statale,  il cittadino può esprimersi attraverso una forma organizzata (leggi partiti), o aderire ai referendum che i nostri Costituzionalisti hanno  preteso solo abrogativi. Questi meccanismi non evitano che si formino delle vere e proprie oligarchie che sono le effettive reggitrici del regime democratico, le quali, come si può leggere su qualsiasi manuale di politica, “traggono la loro legittimità da un voto popolare periodico e almeno formalmente libero”.
 Ma la società moderna non è retta solo da queste classi politiche, esistono anche altre oligarchie  come gli intellettuali, i magistrati, i burocrati i banchieri, gli industriali. Non è difficile che si entri in una di queste élite non per merito ma per cooptazione.
Tutto ciò con buona pace di coloro che vedono nella Carta Costituzionale la garanzia per una effettiva partecipazione della comunità all’indirizzo politico del Paese.

venerdì 22 febbraio 2013

IO NON VOTO.


Cosa deve fare un cittadino di formazione liberale fiducioso che il Paese sia in grado di dare a tutti l’occasione di esprimere al meglio le proprie capacità, senza creare ostacoli di tipo economico o burocratico, sentendosi titolare di diritti ma anche di doveri,  dove la laicità sia un requisito irrinunciabile e ancora consideri valido il motto cavouriano “Libera Chiesa in libero Stato”?
Qual è l’offerta politica alla vigilia di queste elezioni dopo un ventennio d’incertezze e fallimenti?
 1) Una sinistra litigiosa e pasticciona, incapace di esprimere un programma politico coerente, che ancora non è riuscita a liquidare in maniera definitiva certi residui del suo passato massimalista.
 2) Una destra con venature populiste, guidata da un leader con la sindrome del salvatore della Patria che un giorno promette e l’altro smentisce infilando, come sovrapprezzo, una gaffe dietro l’altra (quando Berlusconi si presentò detti credito alla sua presunta vocazione liberale: credevo di aver votato per l’emulo della signora Thatcher  accorgendomi in seguito che nei fatti avevo scelto il solito politico all'italiana).
3) Aggiungiamo il “tecnico” Mario Monti con il suo tentativo di far rivivere una politica centrista, tanto frequentata durante la Prima Repubblica, con la quale non vince nessuno ma si naviga a vista accordandoci di volta in volta sui vari provvedimenti.
 4) Infine il comico Beppe Grillo che riempie le piazze con raduni spettacolo fatti d’invettive contro tutto e contro tutti, il cui futuro scopo sembra quello di voler paralizzare il  Parlamento con i suoi eletti.  
L'articolo 48 della tanto celebrata Costituzione italiana definisce il  voto  un diritto/dovere: io scelgo il diritto di non votare.

domenica 17 febbraio 2013

DESIDERI.


Tutto ciò che lo Stato garantisce, configurabile con una sopravivenza modesta, non è desiderabile per definizione.
Prova ne sia che viene considerato ricco solo colui che possiede il “superfluo”. D’altronde nessuna forza politica può promettere il successo, l’amore, il danaro, la felicità: per  raggiungere questi obbiettivi rimane solo l’azione individuale. Alla politica, che ha smesso di essere ideologica e di conseguenza non pensa più- eccetto piccole frange massimaliste- di cambiare il mondo ma solo di interpretarlo, non resta che gestire al meglio la scuola, la sanità, i trasporti, la sicurezza, il lavoro…

martedì 15 gennaio 2013

NASCITA DELLA BORGHESIA.


La nascita e l’affermarsi della borghesia, che già nel medioevo si era espressa nella Firenze medicea, trova nei Paesi della Riforma protestante la sua definitiva conferma.
La Riforma nega la possibilità della salvezza dell’anima attraverso i sacramenti come avviene nel cattolicesimo: l’uomo essendo predestinato fino dall’eternità, deve cercare una sua  legittimazione.
Nei Paesi dove si è imposto il protestantesimo oltre ai principi del decoro, delle virtù civiche, dell’educazione, della rispettabilità, della cultura, è, soprattutto, la sacralità del lavoro, con il conseguente successo economico, il segno della benedizione divina: questa l’affermazione dello spirito capitalistico e borghese.
Nei Paesi della Controriforma, e soprattutto in Italia, la “laicità” imprenditoriale della borghesia viene contrastata violentemente: dove ci si confessa e si viene assolti dai propri peccati, al contrario del luteranesimo e soprattutto del calvinismo, non sentiamo quei valori e quei principi borghesi  particolarmente vincolanti.
E ciò fa dire a Max Weber (L'etica protestante e la genesi del capitalismo) che la Riforma cattolica è stata la principale causa delle nostre arretratezze, sia politica sia economica che culturale.

mercoledì 2 gennaio 2013

IPSE DIXIT- F.DOSTOEVSKIJ


Da dove l’hanno dedotto questi saggi che l’uomo debba volere la normalità e la virtù? Da cosa nasce la supposizione che l’uomo debba necessariamente volere ciò che è sensatamente vantaggioso?
 L’uomo ha bisogno soltanto di essere indipendente nella sua volontà di scelta, qualunque prezzo abbia la sua indipendenza, e ovunque lo conduca”. 

Fëdor Dostoevskij – Memorie dal sottosuolo.

lunedì 10 dicembre 2012

ITALIA IN CRISI.


Il debito pubblico in Italia ha superato i 2.000 miliardi di euro. Una cifra enorme quasi incomprensibile.
Il boom economico dei ‘50/’60 durante il quale l’Italia si era “rimboccate le maniche” non solo per uscire da quella secolare miseria dopo venti anni di fascismo e  cinque anni di una guerra disastrosa, ma anche per poter finalmente competere con le nazioni europee più progredite, è stato velocemente archiviato. 
Gli anni successivi, ci hanno indotto a pensare che questa crescita economica fosse ormai irreversibile quasi un fatto naturale. La spesa pubblica ha cominciato a sfuggirci di mano: welfare più che generoso e in gran parte clientelare, corruzione sempre più dilagante, in più un’allegra e tollerata evasione fiscale.
A questo va aggiunto un rallentamento della crescita economica per una caduta di quell’impegno che aveva caratterizzato gli anni precedenti.
Comunque fino al ’92 il rapporto Debito/Pil si era mantenuto in pareggio: poi  “i nodi sono venuti al pettine”.
E’ nel ’92 che l’Italia sottoscrive i trattati di Maastricht, premessa all’ingresso della moneta unica europea. Non è un impegno da poco: vuol dire norme nuove e più stringenti, vuol dire accettare un cambio lira/euro penalizzante, vuol dire pareggio di bilancio e non un deficit cronicizzato.
Con la crisi economica iniziata nel 2008, il nostro Paese ha ulteriormente aggravato la sua posizione tanto da rischiare il default.
Le ricette per uscire da questa situazione sembrano non esserci anche se, a ben guardare, con una classe dirigente capace, tasse certe ma sostenibili, spesa pubblica sotto controllo, più un ritorno, da parte di tutti, allo spirito che aveva caratterizzato  gli anni del "miracolo", si potrebbe riportare l'Italia al ruolo che comunque le spetta nel contesto europeo.